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Lia Levi arriva al Peano

Mercoledì 24 Gennaio il Liceo Giuseppe Peano ha avuto un'ospite speciale: Lia Levi, celebre giornalista, scrittrice e testimone della discriminazione degli ebrei negli anni del fascismo.


L’incontro è stato organizzato nella settimana dedicata alla memoria e ha dato alle studentesse e agli studenti del Peano la possibilità di dialogare con Lia Levi e approfondire le tematiche e l'analisi del suo libro “Ognuno accanto alla sua notte”, oggetto di lettura per tutti i partecipanti all’incontro. 



”Ognuno accanto alla sua notte”, parla di tre semi-sconosciuti che si ritrovano in una villa a studiare inglese in preparazione di un esame. 

Ad un certo punto ognuno di loro racconterà una vicenda legata alla comunità ebraica di Roma durante la Seconda guerra mondiale e maturerà tra di loro la consapevolezza che, sebbene all’apparenza sconosciuti, ciò che li lega è la memoria di fatti indimenticabili e dolorosi. E alla fine, è anche ciò che lega tutti noi, in quanto eredi degli stessi fatti.

L’evento è iniziato con la lettura di una lettera speciale che la senatrice sopravvissuta all'Olocausto Liliana Segre ha inviato a Lia Levi e al Peano: in questa la Segre si congratula per l’impegno dato alla memoria e la sensibilità riguardo la Shoah.


Le domande che gli studenti (ca 300) avevano preparato per Lia Levi sono state numerosissime. Eccone alcune con le relative risposte di Lia Levi.


Si identifica con qualche personaggio del romanzo?


Delle volte non è che tu ti identifichi in un personaggio, ma in certi pensieri e sfumature. Faccio un esempio: una delle tre storie racconta di uno scrittore drammaturgo che è costretto a agire sotto falso nome. Ecco, io questa storia non l’ho vissuta da bambina, però, nel momento in cui io scrivo,  mi identifico assolutamente in cosa doveva essere per una persona che ha scritto, che ha comunicato, che ha dato una parte di se stessa, vedere che un altro ti rappresenta senza rappresentarti. Come stato d’animo mi avvicino molto a ciò. 



Secondo lei questa campagna di sensibilizzazione verso gli orrori della Seconda guerra mondiale ,ha o non ha, senso dopo quasi ottanta anni dall’accaduto? 

Nel tempo come è cambiata l’importanza data dalle persone all’educazione su questo argomento?


Fino a un mese fa avrei risposto diversamente.

L’interesse dei giovani e delle persone che incontro nelle scuole l’ho potuto testimoniare: i primi anni, intorno al 2001, ti facevano delle domande ma non sapendo niente. Fino a un mese fa, portavano notizie, oggetti e anche spettacoli teatrali, ciò l’ho considerato un modo per andare avanti. 

Con questi avvenimenti tragici e questa nuova crudeltà ci siamo di nuovo fermati. Perché tanti giovani si sono fatti prendere da quello che poi è diventato razzismo e odio antiebraico.

Quindi viene il dubbio che tutto ciò non è servito a niente. Certo è molto facile farsi prendere, soprattutto con i social, ma forse avere puntato solo sul lato emotivo, come partecipazione collettiva del dolore, e non anche sulla parte storica, spiegando come sono i rapporti e come è nato Israele, ha influenzato molto la situazione.



Può spiegarci il perché dell’inserimento della figura di Fiammetta alla fine di ogni capitolo? E' per caso un omaggio a uno dei personaggi di Boccaccio?


Fiammetta può essere interpretata in vari modi siccome è un personaggio molto misterioso. Personalmente nello scriverla ho pensato alla figura della scrittrice: ascolta, non agisce, aggiusta o aggiunge dei pezzi e interpreta le varie storie. Naturalmente qualche elemento del Decameron è presente, ma è uno “scherzo”, non una parte integrale del romanzo.



Secondo lei, la letteratura dovrebbe preferire “genti meccaniche e di piccol affare”, per dirla con Manzoni, oppure focalizzarsi sui grandi della storia? 


Per quello che riguarda me, voglio raccontare la storia attraverso gente qualunque di piccola borghesia. Per “i grandi personaggi” vai a toccare la saggistica; devi quindi dire come sono e di conseguenza leggere su di loro e identificarti. Per personaggi qualunque il processo di identificazione è molto più semplice, specialmente in situazioni molto simili al proprio vissuto.



Lia Levi ha spiegato che il fulcro del libro, come della sua e nostra vita, è il destino: 

“È stato il destino a mettere Saul, Doriana e Gisella nella stessa villa quel giorno”.

Nel libro si evince questa filosofia, poiché avvengono scene e fatti nati da una combinazioni di scelte e apparenti casualità che, se non per destino, non sarebbero accadute: Era destino che i tre protagonisti si trovassero in quello specifico momento della loro vita per confidarsi la loro storia a vicenda.


“Spero di trovare altre scuole all'altezza della vostra”.



Giulia D'Amato, Massimo Angelini, 3L

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