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Il coraggio di Willy e quei 40 secondi che hanno cambiato tutto

Nei giorni scorsi, la nostra scuola ha avuto l'onore di ospitare Federica Angeli.

 Lei è una giornalista di cronaca nera e giudiziaria che lavora sotto scorta dopo che le  sue inchieste contro il clan Spada portarono all'arresto di Armando Spada. Inoltre, ha scritto un libro intitolato “40 secondi. Willy Monteiro Duarte. La luce del coraggio e il buio della violenza”. Il libro racconta la storia  dell'omicidio di Willy Monteiro Duarte, un ragazzo di soli 21 anni, che è stato ucciso a Colleferro nella notte tra il 5 e il 6 settembre 2020. Il libro cerca di capire cosa è successo attraverso le testimonianze di molte persone e da diversi punti di vista.

Per comprendere il senso del suo racconto, però, bisogna tornare a quella notte.

Tutto comincia davanti pub “Due di Picche”, che si trova in largo Santa Caterina. C'è un gruppo di ragazzi che vengono da Artena: ci sono i fratelli Marco e Gabriele Bianchi, e insieme a loro ci sono anche Mario Pincarelli e Francesco Belleggia. Poi c'è un altro

gruppo di giovani che vengono da Paliano, e tra di loro ci sono Willy Monteiro Duarte, Federico Zurma e anche altri loro amici.

Secondo quanto riportato alcune testimonianze , sembra che tutto sia iniziato con una frase detta a un ragazzo di Artena. Qualcuno ha detto “Ah, bella!” e questo è stato preso come un insulto o una sfida. La frase in sé non sembra essere nulla di che, ma a volte le parole possono essere pericolose se incontrano persone pronte a reagire con violenza e orgoglio ferito. In quel momento, quelle poche parole sono state come una scintilla che ha fatto scoppiare tutto.

Ne nasce una discussione, poi spintoni. Alcuni ragazzi vengono allontanati dal locale. La tensione sembra calarsi, ma è solo una pausa.

Dopo un po' di tempo, le cose prendono una brutta piega. Arriva una macchina, un Audi Q7 nero. A bordo ci sono Marco e Gabriele Bianchi, insieme a Pincarelli e Belleggia. I fratelli Bianchi sono esperti di arti marziali miste (MMA) e sono già stati coinvolti in episodi di violenza in passato. Questi scendono dalla macchina e si avvicinano al gruppo rivale.



Willy si avvicina a Federico Zurma per cercare di calmarlo e impedire che la situazione peggiori. Non vuole unirsi alla rissa per fare del male a qualcuno, ma piuttosto interviene per difendere il suo amico e riportare la calma.

Secondo quello che hanno detto le persone che hanno visto la scena e gli esperti che hanno esaminato il caso, l'aggressione contro Willy è durata circa 40 - 50 secondi. Willy è stato colpito con pugni e calci, anche quando era già caduto a terra. Le lesioni che ha riportato dentro il suo corpo sono state molto gravi: ha avuto traumi alla parte del torace, danni ai polmoni e un colpo alla giugulare che è stato considerato il colpo decisivo. Colpo che ogni praticante di arti marziali miste sa di essere proibito.

Il suo amico Samuele Cenciarelli ha cercato di proteggerlo con il proprio corpo, ma era ormai troppo tardi ,Willy non ce la faceva più.

Quando finalmente arrivano i soccorsi, purtroppo per Willy non c'è più nulla da fare. Si spense nella piazza dopo 40 secondi di sofferenza inimmaginabile. 

I carabinieri arrestano poche ore dopo Marco e Gabriele Bianchi, Mario Pincarelli e Francesco Belleggia con l’accusa di omicidio preterintenzionale.

Dopo un lungo iter giudiziario, nel marzo 2025 la Corte d’Assise d’Appello di Roma vengono condannati per omicidio  volontario. Le condanne sono :

Ergastolo per Marco Bianchi

28 anni di carcere per Gabriele Bianchi

Pene inferiori per Pincarelli e Belleggia

Durante l'incontro a scuola, Federica Angeli ha ricordato un dettaglio molto preoccupante cioè che i fratelli Bianchi Erano già noti alle forze dell'ordine per crimini di vario genere , da estorsioni a possesso e distribuzione di stupefacenti. Infatti per fratelli Bianchi avevano già fatto richiesta  per un mandato di custodia cautelare però  questo mandato sarebbe dovuto arrivare solo pochi giorni dopo la morte di Willy.

Un elemento che fa riflettere sulla percezione di una giustizia lenta. La giornalista ha spiegato che la lentezza spesso è legata alla complessità delle procedure e alla burocrazia, necessarie a garantire diritti e correttezza. Ma quando il tempo coincide con una tragedia, quel ritardo pesa.

Angeli ha raccontato di aver scelto questa storia perché il gesto di Willy le ha ricordato il proprio: quando decise di non girare la testa davanti al clan Spada, pur sapendo che avrebbe pagato un prezzo personale altissimo.

Ha parlato del sorriso di Willy, di quel volto che non sembrava appartenere a una storia di violenza. E ha riflettuto su quanto sia difficile accettare che il ragazzo che tutti descrivevano come gentile e altruista sia morto per aver fatto la cosa giusta.

Alla domanda se ci fosse un personaggio che avrebbe voluto conoscere meglio, ha detto che non c'era nessuno in particolare. Però ha aggiunto che se doveva scegliere uno, forse sarebbe stato Federico Belleggia. Ci sono ancora molte cose che non si sanno su di lui e non è chiaro se abbia avuto un ruolo importante o no nella violenza che è successa.


Quella notte mostra chiaramente quanto può essere sottile il confine tra una vita normale e una tragedia. Tutto può iniziare con un'espressione fraintesa, che a sua volta scatena sentimenti di orgoglio. Questi sentimenti possono portare a una reazione eccessiva, che può trasformare un gruppo di persone in un branco che perde il controllo. Il confine tra normalità e tragedia è quindi molto fragile, e può essere superato in modo improvviso e inaspettato.

La violenza non nasce sempre da grandi piani. A volte cresce in pochi secondi, alimentata da ego, bisogno di dominio, incapacità di fermarsi. È quella che molti filosofi chiamano banalità del male: il male che non ha bisogno di mostri, ma solo di persone che scelgono di non fermarsi.

Federica Angeli ci ha lasciato un messaggio chiaro: il coraggio non è spettacolare. È scegliere di intervenire quando sarebbe più semplice restare a guardare.

In un'epoca in cui la forza fisica è considerata importante, la storia di Willy ci insegna una lezione diversa. La vera forza non consiste nel colpire con più forza. La vera forza è proteggere le persone che ci sono vicine, le persone che amiamo e che ci sono accanto nella vita di tutti i giorni. Willy ci mostra che la vera forza è prendersi cura degli altri e assicurarsi che stiano bene.

E non girare la testa.


Imran Rweshagara Akatukunda

 
 
 

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